POR Calabria

 

Intelligence manifestoLunedì 22 gennaio 2018, a partire dalle ore 9.00, presso l’Aula Magna del Liceo Classico Tommaso Campanella, si terrà la conferenza stampa per la presentazione del corso su Intelligence e Cittadinanza attiva, propedeutico alla partecipazione degli studenti interessati, nell’ambito di Alternanza scuola-lavoro, alle attività laboratoriali promosse dal Centro di Documentazione Scientifica sull’Intelligence dell’Università della Calabria. Interverranno Mario Caligiuri (Direttore del Master in Intelligence - UniCal) e  Maria Rosaria Rao  (Dirigente scolastico). 
Il corso, che si svolgerà da gennaio a maggio, prevede la partecipazione di illustri relatori che incontreranno gli studenti delle quarte classi, sezioni B e D, del Campanella: da Mario Caligiuri, tra i primi  a introdurre lo studio scientifico dell’intelligence negli atenei italiani, a Roberto Di Palma (Sostituto Procuratore DDA di Reggio Calabria), da  Tito Lucrezio Rizzo (già Consigliere titolare dell’Organo centrale di Sicurezza della Presidenza della Repubblica) a LuciArticolo Intelligenceano Romito  (Direttore del Laboratorio di Linguistica - UniCal), da Paolo Messa (Direttore del Centro Studi Americani) ad Alfio Rapisarda (Security Vice President ENI), da Alberto De Toni (Rettore dell’Università degli Studi di Udine e Segretario Generale presso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) a Luca Pappalardo (esperto in Big Data Analysis – CNR Pisa), da Giuseppe Battaglia (Comandante Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria) a Luciano Violante (già Presidente della Camera dei Deputati e attualmente Presidente di “italiadecide”, associazione per la qualità delle politiche pubbliche).
Perché affidare a dei liceali - e in particolare a studenti del Classico - così impegnative occasioni di riflessione sull’Intelligence?
Nell’epoca delle crescenti minacce informatiche e del terrorismo che opera in rete, la “società del controllo” è già realtà e la sorveglianza è ampiamente diffusa e distribuita: computer, telecamere, software per il riconoscimento facciale, banche dati che memorizzano dati sensibili. Tra pochi anni - per citare Caligiuri - i dispositivi virtuali saranno quattro volte superiori rispetto alla popolazione mondiale. Dunque l’intelligence non è già più materia esclusiva dei Servizi segreti di Stato e il concetto stesso di sicurezza nazionale esige un maggiore e diverso dialogo con la società civile.
C’è bisogno di  data scientist  capaci di coniugare saperi scientifici e conoscenze umanistiche per interpretare efficacemente le informazioni che assumono sempre più le dimensioni di Big Data. L’operatore di Intelligence, l’esperto di Big Data, sarà, pertanto, una delle figure più richieste nel futuro mondo del lavoro: un po’ informatico, un po’ statistico, un po’ economista, esperto di marketing e appassionato di comunicazione, ma soprattutto “un ermeneuta” – per dirla con Antiseri – “perché quando entra in contatto con la notizia scritta, prima ancora di essere un analista, è un interprete e, in quanto tale, entra in rapporto con un testo che parla di cose, al quale si avvicina non come una tabula rasa, bensì con la sua pre-comprensione, cioè con i suoi pregiudizi, le sue pre-supposizioni e le sue attese, come ci ha insegnato Gadamer”.
Ora, sappiamo bene – per citare Gramellini – che “chi impara a districarsi fra Tacito e Platone assimila una tecnica che potrà applicare a qualunque ramo del sapere e della vita.  Latino e greco sono codici a chiave, che si aprono soltanto con il ragionamento e un'organizzazione strutturata del pensiero. Insegnano a chiedersi il perché delle cose.”
 
Ecco il perché dell’Intelligence al Classico.

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